Lonely Werewolf Girl - Ragazze Lupo

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Destino?, by Agrivex
view post Posted on 22/7/2008, 16:45Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/6/2009, 22:33


Dimenticavo di postare ! lo faccio subito! ho riscritto un po' l'inizio del 4 così lo posto tutto!
4
Tornando al parco, Agamennone aveva finalmente deciso che ora ci si poteva incamminare verso casa e Genna ne fu felice.
Era contenta che non fosse successo nulla, ma una piccola parte di se era anche curiosa e quasi si pentiva di non essere rimasta per vedere come sarebbe finita, soprattutto ora che si era convinta di aver visto solo due tipi in costume.

Finalmente a casa e finalmente nel suo letto Genna si addormentò velocemente.

Era di nuovo nel vicolo e i due esseri la stavano fissando, erano due licantropi, non aveva dubbi.
Era paralizzata dalla paura ma d’un tratto i licantropi tornarono uomini, in realtà erano un uomo e una donna.
La femmina era quella che stava per attaccarla, aveva i capelli corti e rossi, tutti scompigliati.
Anche l’altro aveva i capelli rossi ma di una sfumatura più scura, quasi ambrata ed erano più lunghi e ancora più disordinati, se possibile.
Gli occhi erano di un verde scintillante, per entrambe.
Erano gemelli, gemelli di una bellezza selvaggia.
Lei continuava a guardare Genna, ringhiando e quel suono le sembrò quello di unghie sulla lavagna, di schiantarsi di vetri; facendola rabbrividire.
Lui le si avvicinò annusandola, e Genna non ebbe il coraggio di muovere un muscolo, fece bene, mai mostrare la propria paura a un licam, anche se la percepiva perfettamente.
“Scusaci, non volevamo spaventarti.”
A un passo da lei, ragazzo le parlò con voce cristallina e profonda come il suono di acque che sgorgano dalla terra; le sembrò quasi di potersi dissetare solo ad ascoltarla e a rinfrescarsi al tocco di quel suono.
Il contatto piacevolmente freddo con quella voce incantata la risvegliò.
Gli occhi fissavano il soffitto cercando una risposta nelle sottili crepe dell’intonaco.
Sarà stato solo un sogno?
Sentiva ancora nelle orecchie la sua voce, vedeva ancora i loro occhi e il ringhio sommesso della licantropa le faceva accapponare la pelle.
Non ne era affatto certa, strano come , seppur non avendo mai creduto a certe cose, ora fosse così convinta di quella realtà.
Ancor più strano che invece di esserne sconcertata, si sentisse incuriosita e rammaricata di non essersi fermata nel vicolo, vincendo la paura.
Vi sarebbe tornata.
Forse era solo una perdita di tempo, ma voleva conoscerli, era troppo curiosa.

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"Si può imparare qualcosa da un temporale. Quando un acquazzone ci sorprende, cerchiamo di non bagnarci affrettando il passo, ma anche tentando di ripararci sotto i cornicioni ci inzuppiamo ugualmente. Se invece, sin dal principio, accettiamo di bagnarci eviteremo ogni incertezza e non per questo ci bagneremo di più. Tale consapevolezza si applica a tutte le cose. "
 
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view post Posted on 17/8/2008, 22:02Quote
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[Doppio post, perdonatemi ma se non mi leggete e non mi commentate non posso fare altro! hihihhi

5
Non pensò nemmeno per un attimo alla propria incolumità, non pensò al fatto che la licam le fosse quasi saltata addosso.
Ogni sera, uscendo dall’ufficio, passava dal vicolo.
Camminava lentamente, sperando di rivederli, si sentiva una bambina in cerca dei regali di natale.
Ma ogni sera tornava a casa con l’amaro in bocca.
Ogni sera, entrando, si accorgeva di sentirsi delusa nel trovare solo Agamennone che l’ attendeva.
“Sei proprio un bel cagnaccio lo sai?”
E sì, lo sapeva bene e scodinzola contento nel sentirselo dire.
“Ma preferirei un altro tipo di essere zannuto e peloso. Magari in jeans e maglietta.”
Sussultò al suono della propria voce, temendo quasi di essere sentita da qualcuno.
Le parole le erano uscite senza che se ne accorgesse nemmeno.
Erano già alcuni giorni, a dirla tutta, che si era accorta di desiderare di incontrare lui, piuttosto che la ragazza-lupo, ma cercava di attribuirne il motivo al fatto che aveva rischiato di divenirne il pasto.
Con un sospiro andò a mettersi la tuta e uscì col cane, per una corsetta sul lungo fiume.


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"Si può imparare qualcosa da un temporale. Quando un acquazzone ci sorprende, cerchiamo di non bagnarci affrettando il passo, ma anche tentando di ripararci sotto i cornicioni ci inzuppiamo ugualmente. Se invece, sin dal principio, accettiamo di bagnarci eviteremo ogni incertezza e non per questo ci bagneremo di più. Tale consapevolezza si applica a tutte le cose. "
 
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view post Posted on 17/8/2008, 23:14Quote
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.Werewolf.Girl.

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 21/12/2009, 21:54


Ma no Deb... io avevo letto!.. avevo forse anche riletto.. solo che non mi sono ricordata di commentare *_____________________________*... perdonami.. comunque sei sempre bravissima.. ad ogni nuovo post mi viene voglia di leggere il successivo

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view post Posted on 19/8/2008, 11:00Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/6/2009, 22:33


Grazie HoLLy!! Sono in fase produttiva...ecco un'altro capitolo. Baci!

6
Genna non amava particolarmente correre, veramente non amava il movimento in generale, e quei chiletti di troppo che si sentiva addosso ne erano la prova inconfutabile.
Quella sera aveva deciso di getto che era giunta l’ora di darsi una mossa.
Basta spaparanzarsi su una panchina a leggere mentre Agamennone correva per il parco! Questa volta l’avrebbe portato sul lungo fiume e avrebbero corso assieme!

Piegata in due, Genna si teneva la milza con una mano, mentre con l’altra si reggeva alla ringhiera del ponte.
“Ma perché mi vengono certe malaugurate idee?”
Agamennone, naturalmente, continuava ad abbagliare incoraggiante.
Si era divertito a farsi inseguire, lui!

Stava camminando e aveva ripreso a respirare normalmente.
Erano arrivati fino alla foce del fiume e il tramonto era un vero spettacolo.
Il colore che dava al cielo, era tanto bello che non poté fare a meno di fotografarlo col cellulare.
“Dai botolo, proviamo a correre un altro po’.”
Si girò e tornò indietro, rincorsa da Agamennone.

Scaricò la foto sul PC, era venuta benissimo, grazie all’alta risoluzione della fotocamera del suo cellulare.
Alla foce del fiume c’era lo scheletro di uno scivolo di una vecchia piscina, che si arricciava scuro sullo sfondo di un cielo viola e rosa.
Un aereo aveva lasciato la sua scia luminosa e si vedevano in lontananza alcuni surfisti cavalcare le onde alla foce.
Un particolare la incuriosì e zoomò il più possibile su uno di loro.
Mentre saltava un’onda l’oro rosso dei suoi capelli era illuminato dall’ultimo sole.
Si aggrappò a quella fievole speranza.

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"Si può imparare qualcosa da un temporale. Quando un acquazzone ci sorprende, cerchiamo di non bagnarci affrettando il passo, ma anche tentando di ripararci sotto i cornicioni ci inzuppiamo ugualmente. Se invece, sin dal principio, accettiamo di bagnarci eviteremo ogni incertezza e non per questo ci bagneremo di più. Tale consapevolezza si applica a tutte le cose. "
 
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view post Posted on 20/8/2008, 14:44Quote
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fautrice di pentole (ma non di coperchi.)

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/11/2009, 15:57


E, fatto, fatto.
Braverrima, mia cara. (L)

«Ma che ha detto?»
«Ha detto: l'armadio col telepass.»

 
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view post Posted on 20/8/2008, 16:50Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 7/6/2009, 22:33


Grazie Zietta! Visto che sei in vena di fare favori... quando mi compri gli anfibi? e i pantaloni da aviatore e.....ghhgghhg

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"Si può imparare qualcosa da un temporale. Quando un acquazzone ci sorprende, cerchiamo di non bagnarci affrettando il passo, ma anche tentando di ripararci sotto i cornicioni ci inzuppiamo ugualmente. Se invece, sin dal principio, accettiamo di bagnarci eviteremo ogni incertezza e non per questo ci bagneremo di più. Tale consapevolezza si applica a tutte le cose. "
 
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view post Posted on 26/8/2008, 21:22Quote
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Doppio post, ma volevo scrivere visto che sull'altro sito sono già avanti...Ne posto 2 xchè sono brevi! ;) baci baci!

7
Le probabilità che fosse davvero lui erano minime ma non si lasciò scoraggiare.
Il giorno dopo tornò alla foce del fiume, ma il mare era calmo e solo pescatori popolavano il breve itzmo che separava fiume e mare.
Il suo pellegrinare la portava ancora ogni giorno a nel vicolo per tornare a casa ma ora andava col cane al fiume ogni sera e correva con lui per un po’ aspettando un altro giorno di vento di mare.
Era iniziata la primavera in anticipo quell’anno e il tempo era clemente, purtroppo per lei.
Sembrava che il vento non volesse accontentarla, finché una sera uscì dall’ufficio che pioveva a dirotto e folate di aria fredda, per niente primaverile, le scompigliarono i capelli.
Tornata a casa, passando dal vicolo sempre più deserto, si cambiò in fretta, aggiungendo una giacca-a-vento lilla, alla sua solita tuta, che quel giorno era nera con bande bianche.
Appena fuori fu investita da una raffica di pioggia e sorrise radiosa, mentre i passanti la guardavano straniti, come si poteva sorridere a quel modo con tutta quella pioggia?
Ma loro non conoscevano quello che sapeva lei!
8
Corse subito in direzione della foce, c’erano diversi minuti prima di arrivarci, ma Genna aveva fatto un po’ di fiato nel frattempo e riuscì a mantenere una buona andatura, non si fermò nemmeno una volta per riposarsi, la pioggia martellante che l’inzuppava.
Arrivò a destinazione completamente senza fiato, con i muscoli delle gambe che le tremavano per lo sforzo.
Forse aveva esagerato, non poteva mica incontrarlo fradicia e ansimante!
Si fermò a un passo dalla meta, non aveva nemmeno il coraggio di cercarlo con lo sguardo, tra gli altri surfisti.
Piegata su se sessa, le mani appoggiate alle ginocchia per stirare i muscoli intorpiditi, e capelli ormai fradici più neri che castani a ricadergli lunghi sul volto, cercò di riprendersi.
“Guarda che se corri in quel modo ti fai solo del male.”


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view post Posted on 26/8/2008, 22:41Quote
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è lui????????????????? *_________________________________________*


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view post Posted on 26/8/2008, 22:43Quote
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ghghhghghghgghghhg e chi lo sa??!!?!?!?!
domani posto e vedremo!

Posto qui per non doppiare.


9
Il tocco di fresca acqua che sentiva sulla pelle non era la pioggia.
Non poteva arrivare solo un paio di minuti dopo?
Poteva basta darle il tempo per risistemarsi un po’, chiedeva troppo?
Cercò di drizzarsi con tutta la dignità che riuscì a trovare, nonostante il fiato corto.
Cosa doveva dire?
‘Ei, che strana coincidenza...’
No.
‘Bel temporale vero?’
Sempre peggio, meglio non dire nulla, lasciare che continuasse lui anche perché in realtà l’ultimo respiro che le era rimasto, se n’era andato al solo guardarlo.
Aveva la tuta da surf, nera slacciata fino a metà busto, la tavola sotto braccio e lo sguardo serio.
E i suoi occhi...
Verdi come li ricordava, ma ancora più belli.
Sembravano animati di vita propria, cangianti come foglie scosse dal vento e brillanti come rugiada.
Non servì parlare perché Agamennone venne all’attacco per difendere la sua padrona da quell’intruso, frapponendosi tra loro, abbagliando e ringhiando.
“Cuccia Aga, stai buono, è un amico.”
Agamennone si fermò ma continuò a ringhiare verso il licam che lo guardò tranquillo, finché anche l’altro non si calmò.
Agamennone gli annusò la mano e lui gli accarezzò la testa.
“Sarei un amico? Ne sei sicura?”
“Spero di sì.”
Sorrise appena, non distogliendo lo sguardo dal cane.
“Se sarà destino...”
E come era venuto se ne andò, passandomi affianco per raggiungere la macchina: una piccola Jeep nera.
La pioggia era finita e il vento stava rallentando.


Edited by deboravioletowl - 27/8/2008, 22:23

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"Si può imparare qualcosa da un temporale. Quando un acquazzone ci sorprende, cerchiamo di non bagnarci affrettando il passo, ma anche tentando di ripararci sotto i cornicioni ci inzuppiamo ugualmente. Se invece, sin dal principio, accettiamo di bagnarci eviteremo ogni incertezza e non per questo ci bagneremo di più. Tale consapevolezza si applica a tutte le cose. "
 
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view post Posted on 17/10/2008, 12:29Quote
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Io continuo a postare imperterrita! Buona lettura a chi legge!!

10
Il nome! Non aveva altro in mente che chiedergli il nome e se n’era dimenticata.
Sotto la doccia Genna, non poté fare a meno di lanciare un urlo frustrata, seguita subito dai guaiti preoccupati di Agamennone.
“Tranquillo botolo, tutto ok, è solo che alla tua padrona si arrotola la lingua e le parte il neurone ogni volta che vede quello lì.”
‘Quello lì’ si meritava di essere chiamato così!
Poteva dire due paroline in più almeno, presentarsi, va bene fare il selvaggio lupo della foresta ma così esagerava un po’.
Inutile prendersi in giro, tutto quel mistero glielo rendeva ancor più interessante.

Era così presa a pensare a lui che in quei giorni non aveva nemmeno disegnato una volta.
Non tutti lo sanno, ma il disegno, come qualsiasi altra disciplina, ha bisogno di allenamento.
Così Genna, ogni giorno, ritagliava del tempo per schizzare qualcosa, nella speranza che un giorno potesse utilizzare il suo estro anche sul lavoro.
Seduta al tavolo-inclinato da disegno, prese la matita e lasciò libero il pensiero con un sospiro.
Inutile dire dove la portò la mente.
Lo vedeva ancora nella penombra del tramonto, i capelli scompigliati, il fisico statuario racchiuso nella tuta, gli occhi splendenti nonostante avesse il sole alle spalle.
Il disegno non era niente male, soddisfatta lo rimirò, aggiustando qualche piccolo errore, poi cambiò idea, invece di lasciarlo tutto a matita, fece occhi e capelli con i pastelli, come quelle foto in bianco e nero con solo alcuni particolari ritoccati a colori.
L’indomani avrebbe eliminato gli errori che ora non vedeva, bisogna sempre fare così, lasciare del tempo perché la mente dimentichi il disegno e poi ricontrollarlo, è una tecnica infallibile!
11
Sentendo sbattere la porta, Daria si alzò dal divano da dove stava guardando la TV.
“Alla buon’ora, dove sei stato con questo tempo da lupi?”
Si mise a ridere della propria battuta.
“Molto spiritosa, a surfare, non si vede?” Le mostrò la tavola chiusa nella sua custodia.
“E ti sei dimenticato che oggi toccava a te pensare alla cena, fratellino?”
“Ho ordinato pizza e cinese, arrivano tra mezz’ora.”
“Ma Alex, io ho fame!”
Avvicinandosi sentì uno strano odore coperto dal salmastro, un odore che conosceva e si mise a ringhiare.
“Che c’è ora? Se hai così tanta fame vai a vedere cosa c’è nel frigo.”
Nel frattempo aveva raggiunto la propria camera e, stava svuotata la sacca con la roba da surf, buttando la tuta nella vasca del proprio bagno, per lavarla.
“L’hai rivista vero?”
“Chi?”
“Non fare il tonto con me, l’umana del vicolo.”
“Sì, per caso, al lido del fiume, dove vado sempre a surfare.”
Lo disse come giustificazione, non era colpa sua se lei aveva scelto di andare a correre proprio lì, anche se a dirla tutta Alex l’aveva già vista un altra volta e aveva posteggiato l’auto sul suo tragitto.
Daria però questo non lo poteva sapere.
Incominciò una discussione sulla sua totale mancanza di cervello, visto e considerato che quella ragazza sapeva cosa fossero, non poteva comportarsi così inconsciamente.
Si ricordava cosa comportava dividere il proprio segreto con un umano?
Le proprie difese si abbassavano automaticamente e l’umano poteva percepire il potere del licam.
Poteva quasi condividerne l’energia, e a Daria questo non piaceva affatto, per non parlare del fatto che non capiva cosa ci trovasse in lei, era così scialba, comune.
“Non è affatto scialba, mi chiedo dove sia finito il tuo fiuto. Confondere la mancanza di sapore con la dolcezza!”
Le prese il naso tra le dita e glielo tirò per scherzare, sperando di distrarla e porre fine alla discussione.
Nemmeno lui riusciva a capire cosa l’avesse spinto a entrare nei suoi sogni per scusarsi, o del perché l’ attendesse nascosto sul tetto di uno dei palazzi del vicolo ogni pomeriggio per vederla.
Perché fosse sempre nei suoi pensieri.
O del motivo per cui quella sera non aveva resistito alla tentazione di parlarle.
Diamine, non le aveva nemmeno dato tempo per riprendere fiato!
E poi, neanche un sorriso, era rimasto impalato come un baccalà, senza presentarsi, lasciando quella frase ad effetto in sospeso, voleva fare il licantropo bello e tenebroso e ora probabilmente lei stava decidendo quando fosse pazzo.
Sdraiato sul letto, dopo la doccia, stava martellandosi la fronte con la mano, sperando di farci entrare un po’ di acume.
“Sei senza speranza Alex.”
Sua sorella gli si sdraiò affianco.
“Sappilo, lei non mi piace.”
“A te non piace mai nessuno, soprattutto se è una ragazza e mi si avvicina.”
“Carla mi piace.”
Carla era la loro vicina di casa, piccola curva ma sempre sorridente.
Era stata la prima ad avvicinarli al loro arrivo nel palazzo e da quel giorno era nata una simpatia immediata.
“Certo, avrà cento anni almeno!”
“Secondo te come ha fatto a capire chi siamo?” Il cambiamento di discorso fu repentino come il passaggio delle emozioni sul suo viso affilato.
“Io sarei più preoccupato di capire l’origine delle tue crisi.”
Alex voleva cambiare argomento, pensare a lei gli faceva ricordare la figuraccia di quella sera.
“E’ solo pazzia, sto troppo assieme a te.”
Nemmeno Daria voleva pensare ai suoi problemi.
Scoppiarono a ridere e quando suonò il campanello fecero a gara per vedere chi arrivava prima a prendere la cena.

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24 replies since 14/7/2008, 00:18
 
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